ANCORA UN MINUTO

Ancora un minuto è il titolo che ho voluto dare al mio progetto di tesi perché richiama il tempo utilizzato in fotografia. Il tempo è qualcosa di intangibile, invisibile all’occhio ma percepibile attraverso lo scorrere inarrestabile dei momenti che viviamo.
La fotografia arresta questo continuo evolversi in un fotogramma. Ancora un minuto sta anche per i ragionamenti che compio mentre stampo in camera oscura. Ancora un minuto nel liquido di arresto, ancora un minuto in quello del fissaggio. Ancora un minuto dentro la camera oscura, quando in realtà passano ore e ore, senza accorgersene.
Ancora un minuto è tutto questo.

 

CAPITOLO * 01

CATTURARE L’IMMAGINE: DALLE SPERIMENTAZIONI DI NIÉPCE ALLA POLAROID

Nel primo capitolo si è esaminata tutta la storia della fotografia sulla base di come il supporto e le tempistiche di ripresa e stampa negli anni si siano velocizzate sempre di più, a partire da Nièpce con la prima fotografia della storia scattata in 8 ore di esposizione di una lastra alla luce fino all’arrivo della pellicola istantanea di Polaroid che in pochi secondi si scattava una fotografia su un supporto e si poteva avere la stampa in pochi secondi.

CAPITOLO * 02

PROTAGONISTI DELLA FOTOGRAFIA E RITORNO ALL’ANALOGICO

Nel secondo capitolo ho preso in considerazione non solo i fotografi che, facendo ricerca, hanno sviluppato un importante rapporto con la pellicola e tutta la materia analogica, che si tratti di superfici sensibili o stampa, ma anche i movimenti che recentemente hanno visto nel loro legame con l’analogico un fattore di successo.

CAPITOLO * 03

“Ancora un minuto”

Le fotografie scattate sono il minuto che precede il continuo mutarsi della natura e dei luoghi che pian piano vanno scomparendo se non vissuti, “Ancora un minuto” è tutto questo.

Le rovine, i luoghi abbandonati, la natura, i momenti ormai vissuti e il silenzio di queste realtà sono alcuni dei motivi principali che mi affascinano quando, percorrendo la campagna mantovana, vedo luoghi ormai degradati dall’uomo a causa della sua assenza. Qui la natura, con i suoi tempi, riprende il sopravvento occupando spazi che gli erano stati tolti dall’azione dell’uomo.

Per queste motivazioni, e per la passione che ho verso la natura, ho deciso di prendere in esame questa tematica, fondendo appunto il tema dell’abbandono a quello della natura. Il tutto creando una nuova realtà, nuove identità, generate dalla convivenza di mondi originariamente troppo spesso contrapposti. Le foto sono state scattate sotto l’influenza di questo concetto quindi dove era ben evidente la riappropriazione degli spazi da parte della natura.

Le fotografie scattate con una fotocamera analogica su una pellicola in bianco e nero, dona alle immagini un senso di matericità architettonica che contrasta con la parte naturale sottolineata dalle tonalità di grigio, crea un accostamento narrativo conferendo una sensazione di ritorno al passato, di antico e addirittura rovinato.

I luoghi abbandonati, ricordano un po’ il concetto di “una vita fa”. Una realtà che ha vissuto per un periodo con uno specifico scopo legato all’attività umana, ma che poi è stata lasciata ed è cambiata negli anni in base alle condizioni climatiche e naturali, ma anche sociali ed economiche.

Secondo una logica puramente funzionale l’ambiente artificiale è stato vissuto e potrà rivivere fino al suo abbattimento, così come la fotografia analogica che ritorna ad essere strumento nella vita di oggi pur essendo un modo di fare e vedere le cose apparentemente superato, ma che permane nel tempo con periodi di vita e di morte ciclici.

Nelle immagini fotografiche realizzate, la luce che filtra tra le foglie degli alberi, sui muri di una cascina abbandonata, sui resti di una chiesetta, sui pilastri di un cascinale ormai in disuso, sugli impianti di una cava di sabbia inutilizzata, negli interni di case vuote, è un momento breve che esprime uno stato d’animo che diventa la rappresentazione e la testimonianza dello scorrere del tempo. 

 

LA STAMPA IN CAMERA OSCURA

Le fotografie sono state stampate all’interno di una camera oscura realizzata artigianalmente nel bagno del mio appartamento a Brescia.

ah si questa sono io che pulisco il casino che facevo ogni volta, dopo aver passato 4 ore senza contatti con l’esterno e dopo aver inalato liquidi poco salutari 🙂
(però è stato un bel periodo, per davvero)